
Questo è il racconto di Franco, che partecipa al Forum del WPT, sulla perdita e il ritrovamento della sua Amazzone.
Recentemente ho vissuto l’esperienza di perdere il pappagallo e fortunatamente di ritrovarlo. Scrivo queste righe perchè vorrei condividere questa brutta esperienza, sperando che possa essere utile a qualcuno.
Il pappagallo (un amazzone) era con i miei genitori ed è volato dalla finestra per una leggerezza. Lui era in cucina con mio papà, mia mamma è andata in camera dove c’era la finestra aperta e si è chinata per raccogliere qualcosa mentre il pappagallo arrivava in volo con l’intenzione di atterrare sulla sua spalla. lui infatti segue spesso le persone che vanno in altri locali. Probabilmente non sarebbe scappato, ma siccome mia mamma si è abbassata in quel momento, lui non ha trovato la spalla e per la velocità ha imbeccato la finestra aperta. Una volta fuori ha volato tantissimo facendo vari giri fino a scomparire oltre l’orizzonte (almeno 3 km). Ha dimostrato una forza e una resistenza inaspettata per un uccello nato in cattività.
Dopo tre giorni, un ciclista che transitava in mezzo ai campi di meli mi ha telefonato per dirmi che un pappagallo ha cercato di atterrargli sulla spalla. L’abbiamo così localizzato, e una volta avvistato dopo qualche peripezia è sceso spontaneamente dall’albero. Era magro, stanco e affamato.
Con il senno del poi la prima cosa che mi sento di dire che occorre predere ogni precauzione per non farli scappare. Oltre alla seria probabilità di non ritrovarli, bisogna considerare che fuori corrono dei pericoli enormi e che spesso non sanno procurarsi il cibo.
Dobbiamo pensare che sono animali tipici di altre zone che noi facciamo nascere in gabbia qui. Non sono adatti ai nostri territori, alle nostre temperature e ai cibi che sono disponibili da noi, e nessuno ha insegnato loro a sopravvivere all’aperto. Pertanto è nostro dovere proteggerli evitando che vengano a trovarsi in situazioni che non sanno gestire.
Ho pensato che il metodo più efficace è mettersi delle regole. Una potrebbe essere questa: prima di aprire la gabbia verificare che tutte le finestre siano chiuse ed informare le altre persone; prima di aprire una finestra rimettere il pappagallo in gabbia o portarlo in una stanza sicura.
Non ci si pensa mai abbastanza, ma considerando che normalmente i pappagalli stanno spesso liberi per casa, la probabilità che prima o poi accada non è così piccola come potrebbe sembrare. E’ difficile gestire le situazioni quando ci sono più persone in casa, e prima o poi l’errore capita. Seguendo una regola è più sicuro. E’ la differenza che c’è tra il togliersi le scarpe prima di entrare in casa e non toglierle. Nel primo caso è matematico che non sporcheremo mai i tappeti, nel secondo anche con tutte le attenzioni prima o poi capiterà che li sporcheremo.
Non sottovalutiamo le situazioni e non sopravvalutiamoci: una disattenzione prima o poi la facciamo tutti.
Nel malaugurato caso che dovesse scappare, se proprio non si riesce a vedere dove è andato, pensare di ritrovarlo con i propri mezzi è molto difficile. Per vari giorni abbiamo girato in più persone a perlustrare il territorio sperando di trovarlo, ma vi assicuro che è un’impresa difficilissima.
Innanzitutto il territorio si è rivelato molto più ampio di quello che sembrava prima di iniziare le ricerche, e trovarlo è davvero difficile. Se il pappagallo non si fa sentire, o non vola, è praticamente impossibile vederlo mentre è appollaiato su un albero (parlo del mio amazzone, forse un’ara rossa si nota), anche se ci si passa proprio sotto. Sono uccelli abili a volare e possono spostarsi anche di molto. Nel nostro caso ad esempio, lo cercavamo soprattutto nelle zone con alberi alti, invece era nei meli che sono bassi.
L’allevatore dal quale l’avevo preso mi ha descritto il loro comportamento tipico: una volta scappati sono spaventati dalla vastità del territorio e voleranno dove capita, ma poi non sanno orientarsi e ritornare. Si sposteranno fino a trovare zone dove si sentono sicuri. Per alcuni giorni non si fanno vedere molto perchè sono impauriti, poi prevale la fame e la solitudine e cercano di avvicinare delle persone. Esattamente quello che è successo con il mio.
Trovandosi da soli, emetteranno dei richiami caratteristici destinati a cercare altri pappagalli come loro, e lo faranno preferibilmente all’alba e al tramonto, che sono orari, particolarmente il mattino, dove fortunatamente c’è meno rumore di fondo e si riesce quindi a sentirli più facilmente.
E’ fondamentale localizzarli, perchè molto probabilmente una volta trovato un posto ospitale staranno in zona, a meno che non subentrino motivi che li faranno allontanare, ad esempio se vengono spaventati o se non trovano da mangiare).
Una volta individuata la zona, la cosa più efficace è parlare con i residenti e affiggere dei volantini in modo che chi lo avvista (forse) telefonerà. Tanti occhi sono molto più efficaci, però se la gente non sa, solo in pochi capiranno da soli che forse qualcuno sta cercando il pappagallo che hanno appena visto e si cureranno di cercare di avvisare qualcuno, gli altri non lo faranno.
Importante è anche la tempestività della chiamata. Sapere che due giorni fa è stato visto un pappagallo come il tuo in una certa zona potrebbe non essere molto utile per le ricerche.
Nel mio caso, non sapendo dove fosse andato, ho tapezzato la zona di volantini con foto per molti km, ho fatto fare annunci alle radio, ho avvisato guardia forestale, carabinieri, protezioni animali, canili, negozi di animali e ogni ente che potrei pensare di chiamare io se trovassi un animale smarrito. Ho scoperto che c’è molta gente disposta ad aiutarvi per il solo bene dell’animale; parlare di una ricompensa potrebbe allargare il cerchio delle persone che vi aiuteranno.
Una volta seminati i volantini, ho ricevuto tantissime chiamate. Paradossalmente ho scoperto che forse nella mia zona vivono più pappagalli che in un paese tropicale. Nel senso che vi arriveranno tante chiamate, molte delle quali assolutamente inattendibili, fatte da persone che vedono un picchio verde e rosso e ti telefonano dicendo che era un pappagallo. Persone che sono comunque da apprezzare.
Occorre selezionare molto bene, facendo domande, altrimenti si continua ad andare in giro a vuoto.
Alla fine è stato ritrovato grazie alla buona volontà di un passante e alla tempestività della segnalazione, ma anche grazie al grande lavoro di fare e disseminare volantini, che ha permesso questo.
Però prima di tutto: non perdetelo!
Franco